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Archivi tag: un litro di vino al giorno

Viaggio semiserio all’interno del Blog

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Sottotitolo: ovvero come fare un blog sul vino e essere letti per la pizza 

Quando ho pensato a un blog come luogo virtuale dove organizzare e conservare qualche pensiero sparso sui vini bevuti e sui produttori – argomento politically correct che non avrebbe nuociuto alla mia immagine” (ma quale?) –  ero pienamente consapevole che tale attività sarebbe stata funzionale a non perdermi negli anni i ricordi e le emozioni di qualche bottiglia aperta, di serate condivise, di produttori incontrati, senza alcuna velleità di potermi considerare Blogger con la B maiuscola.

Sapevo cioè che sarebbe stato come scrivere i miei appunti e i miei ricordi sul muro del bagno di casa sia per l’interesse degli argomenti che per il numero di possibili lettori, col vantaggio però di non trasformare il bagno in un sottopasso ferroviario pieno di graffiti e di obbligarmi a usare metodo per archiviare i pensieri.

E così è andata perché come avrete visto non sono diventato la Julie Powell del film Julie & Julia.

Oltretutto  – come capita a buona parte di quelli che “aprono” un blog per scrivere di cose che interessano a sè e non agli altri – i buoni propositi di aggiornarlo con una certa frequenza e non una volta ogni due mesi poi  rimangono tali, perché la quotidianità ti porta a lasciare indietro decine e decine di occasioni in cui avresti di che scrivere, che prima rimandi e poi non fai proprio più perché hai perso l’attimo.

Quindi mi sento di tranquillizzare il mio lettore occasionale sul fatto che apro molte più bottiglie e bevo molti più vini di quelli che poi racconto.

Questa premessa per dire che in verità  il mio bagno di casa è frequentato più di quello che immaginavo: i 20.000 passaggi di questi mesi hanno messo a repentaglio le condotte idrauliche, anche se bisogna ammettere che nella maggioranza dei casi sono visite giusto per una pisciatina veloce e via.

Come faccio a saperlo?

Me lo dicono le statistiche, argomento tabù per chi coi social network vorrebbe viverci: io, che non ho spazi pubblicitari da vendere (quello mi tocca già purtroppo farlo di mestiere), invece posso permettermi di scherzarci sopra e di canzonarmi per i miei insuccessi.

Le statistiche sono quella sezione a cui accedono gli amministratori di un sito col timore (e in molti casi la certezza) di sentirsi come la particella dell’Acqua Lete (ehi, c’è nessuno?), anche se non ammetteranno neanche in punta di morte che quell’unico contatto registrato ogni giorno possa essere quello della mamma, la sola a leggerli e a commentare, come capitava a Amy Adams nella sua interpretazione di Julie Powell nel film sopra citato.

Nel mio caso, avendo la mamma che non sa usare un PC, devo quindi sentirmi soddisfatto del fatto che col blog alla fine ho avuto più lettori (non tanti) di quanti ne avrei avuti scrivendo solo sulle pareti del bagno.

Se poi quelle 20.000 pagine le spalmo giorno per giorno, riesco persino a emozionarmi al pensiero che mentre io sto facendo tutt’altro e magari sono settimane che nemmeno mi ricordo di avercelo un blog, c’è invece qualcuno che ogni giorno viene a farmi visita, per leggere qualcosa che ho scritto mesi prima, praticamente il blog che diventa una specie di memoria eterna tramandata ai posteri.

Come è cambiato il mondo: i giornali, una volta letti, il giorno dopo finiscono nel cassonetto della differenziata, e solo nel caso che vengano usati per avvolgerci le uova fresche, potrebbe esserci la possibilità che qualcuno legga un articolo scritto anni prima.

Io peraltro comprerei le uova fresche solo per quel piacere di ritrovare notizie di vent’anni prima.

Il blog invece va pensato come un rubinetto che perde in eterno: goccia dopo goccia, arriverà lentamente a riempire la tinozza, perchè anche il contenuto più vecchio, è comunque attuale per qualcuno che proprio quella informazione stava cercando.

Già, perchè nel mio caso – a differenza dei veri blogger che hanno un pubblico di lettori affezionati (a essere ottimisti e a non rovinare amicizie e parentele io forse sono seguito da 1 o 2 persone) – la mia è utenza di passaggio, cioè scrivo per dei perfetti sconosciuti che non sanno chi sono e cosa faccio (beati loro), ma che arrivano da me esclusivamente grazie ai motori di ricerca.

Cioè quei siti come Google che indicizzano i contenuti del blog, senza stare a sindacare sulla qualità o meno degli stessi, aiutati in questo lavoro anche da quelle paroline chiave (i famosi tag) che chi scrive associa ad ogni articolo a seconda degli argomenti trattati.

E così, come per magia, ogni giorno un mio articolo scritto chissà in quale occasione viene letto da qualcuno nel mondo: carino, no?

Non potete poi immaginare come ci si può sentire  quelle volte (poche a dir la verità)  in cui io stesso, trovandomi a googoleggiare (che orribile neologismo) alla ricerca di informazioni, vedo comparire il mio blog maxwine nelle prime due o tre pagine della ricerca, insieme ai nomi più altisonanti della bloggeria italiana: da farsela addosso!

Ma aldilà dell’aver lasciato scritto  con questo post ai posteri (ops, gioco di parole) che ho persino qualche lettore, l’argomento che volevo trattare era condurvi in un viaggio dietro le quinte del blog, per svelare quali sono le informazioni che l’uomo medio della rete cerca prima di finire a leggere un mio articolo.

Dico uomo medio della rete (una sorta di casalinga di Voghera della comunità virtuale) perchè è lui il mio lettore e non l’esperto appassionato, intanto perché ne sa ben più lui di me quindi non verrebbe mai a leggermi, e poi perché il mio piacere è quello di cercare di trasmettere passione e anche qualche nozione a tutti coloro che apprezzano semplicemente la filosofia del bere bene.

Provando a raccontare il lavoro di uomini e donne speciali che tutti i giorni interagiscono con la natura per offrirci quello che non a caso è stato definito Nettare degli Dei. Che è poi anche quello che cerchiamo di fare con l’associazione culturale Viva il Vino.

Intanto, pur scrivendo solo in italiano (quantomeno provandoci), fra i 20.000 approdi alle mie pagine, ci sono le provenienze più improbabili: che Svizzera, Germania e Stati Uniti facciano registrare i maggiori accessi dopo l’Italia ci può stare, ma che io abbia avuto persino un accesso da Macao, dal Bahrain, dalla Jamaica, da El Salvador e dallo Sri Lanka, mi fa veramente sorridere: chissà cosa cercavano!

Venendo invece alle paroline magiche (i tag) che ho introdotto per accalappiare lettori, se è pure vero che la miglior performance la fa registrare il termine più scontato, cioè la parola VINO, è però interessante scoprire che sul podio si piazzano nell’ordine VINO BIANCO e SOAVE, quasi come se dai tag emergesse il mio gusto personale.

Ne saranno fieri Suavia, Pieropan, Nardello, Portinari, tanto per citare alcuni dei migliori produttori di quella zona, di  cui ho qualche bottiglia in cantina.

In verità, se io analizzassi invece parole similari (es. pizza, pizzeria, migliori pizzerie, pizza più buona), sarebbero questi i tag  con le migliori performance.

La prova del nove arriva andando a scoprire quale è stato l’articolo finora in assoluto più letto: “Le pizze più buone, un giro d’Italia fra le migliori pizzerie da Torino a Napoli”.

Ma come, fai un blog sul vino e registri l’interesse maggiore per un articolo sulla pizza? Ridete, ridete pure…

Tanto per cominciare il sottotitolo del mio blog è appunti dedicati a chi ama bere e mangiare bene e poi è comunque una soddisfazione per chi come me considera la pizza il suo piatto preferito: perché con quel mio giro d’Italia magari qualcuno in più si sarà convinto che non basta dire pizza, ma che c’è pizza e pizza. E magari grazie a quell’articolo qualcuno ha scoperto posti che non conosceva per godersi l’emozione del mangiare una Pizza con la P maiuscola, altro che Trip Advisor …

Il bello della rete è anche lo scambio: grazie ad alcuni degli stessi lettori del mio post che a loro volta hanno commentato, ho potuto persino scoprire nuove pizzerie straordinarie, come Libery a Torino (Via Legnano 14), con il Maestro Pizzaiolo Fiocco, diventata ora il mio nuovo posto del cuore .

Per fortuna pizza a parte, contenuto di quelli che può perdere d’attualità perché non è detto che un locale resti straordinario in eterno, l’altro articolo di grande successo del blog è invece “Bere vino sì, ma con moderazione”, dove ho provato a fare chiarezza fra falsi miti e tristi verità su cosa comporta bere vino, ovviamente senza alcuna velleità scientifica.

Ci sono divertimenti più sani che ubriacarsiIl fatto però che quell’articolo abbia così tanti lettori va interpretato come un segnale positivo: se l’uomo medio della rete si interroga su quanto si può bere senza danni, significa che il cammino lungo e faticoso per cercare di educare a bere bene preferendo la qualità alla quantità è cominciato, anche se resta ancora tanta strada da fare.

Se poi anche solo uno fra quelle migliaia di lettori avrà cambiato le sue abitudini nell’approccio al vino, vorrà dire che nel mio piccolo potrò dire di aver contribuito a fare cultura ed educazione, che poi sarebbe la vera mission del sommelier.

Sul gradino più basso del podio troviamo invece l’articolo “Che vino bere con il dolce?”, altra domanda che evidentemente in rete ci si pone più spesso di quello che si dovrebbe, non essendo così scontato ciò che io ribadisco in ogni occasione possibile: col dolce si beve solo vino dolce. Senza se e senza ma.

Considerato infine che in graduatoria si piazza bene anche il post intitolato “Il vino e la Raclette”, le conclusioni che si possono trarre è che l’interesse del consumatore medio (che non dimentichiamoci che è poi colui che fa gran parte del mercato coi suoi acquisti) è ancora rivolto ad argomenti molto più generici:  la ricerca di informazioni su una specifica etichetta o azienda sono numericamente inferiori e riguarda i più appassionati:  chissà se  ogni tanto ci pensa anche chi di professione dovrebbe saper fare comunicazione, anzichè continuare con questi eventi del vino solo per adepti che tengono lontano il consumatore medio, il quale non accrescerà mai la propria cultura e conoscenza e non potrà mai essere in grado di distinguere cosa è la qualità. Il classico cane che si morde la coda.

Giovanni FrozzaVenendo comunque ai produttori, nel caso del mio blog i vini per i quali le ricerche hanno portato più lettori sono il Prosecco Col dell’Orso di Frozza e l’Est!Est!Est! Selezione Vendemmiale di Vittorio Puri, due interessanti storie fra quelle che ho raccontato: evidentemente sono aziende per le quali c’è un certo interesse, ma di cui ne hanno parlato relativamente in pochi, così che i miei due articoli saltano fuori abbastanza in cima alla lista di chi cerca news su di loro tramite Google.

Da qui si evince una regola piuttosto chiara per il blogger: se volete ottenere più accessi, distinguetevi raccontando le storie di piccoli produttori poco noti. In tal modo non farete solo del bene ai vostri accessi che aumenteranno (di Gaja ne parlano già tutti), ma farete onore a ciò che realmente rende unica la storia enologica del nostro Paese.

Oltre che coi motori di ricerca, teoricamente a un blog ci si potrebbe arrivare tramite i social network: io per esempio condivido su Facebook ogni notizia che pubblico. Attenzione, non è tutto oro ciò che luccica, perchè è vero che su Facebook oramai c’è anche il portinaio che così si tiene aggiornato su cosa capita nel condominio senza neanche più stare a origliare, ma in realtà sono pochissimi quelli che approfondiscono gli argomenti andando ad aprire le decine di  link che ognuno quotidianamente propone. Ecco perchè non si deve fare l’errore di pensare che basti scrivere qualcosa su Facebook per avere dei lettori. Nel mio caso poi la differenza fra gli accessi da motore di ricerca o da social network è talmente elevata che praticamente si ha la consapevolezza di quanto poco freghi l’argomento vino a quelli che conosco e mi circondano.

Da pensarci ogni volta che aprirò una bottiglia da condividere con altri, meglio sempre avere un po’ di Tavernello in casa!

La parte più divertente  l’ho tenuta per ultima, a beneficio di chi ha avuto la pazienza di arrivare a leggere fin qui.

Cioè quali parole o frasi scrive l’uomo medio della rete per arrivare al mio blog.

E qui si scopre che Google è diventato oramai l’oracolo del nuovo millennio, a cui molti utenti rivolgono vere e proprie frasi di senso compiuto per cercare una risposta ai loro interrogativi quotidiani anziché inserire solo parole chiave di ricerca: non lo trovate buffo?

Purtroppo ora Google per motivi di privacy ha ridotto la comunicazione dei termini di ricerca, molti dei quali finiscono non si sa perchè nella categoria “Unknown search terms” e riducono così il divertimento del blogger.

Ma limitandomi ai termini finora letti e procedendo per argomenti, a questo punto è ovvio che le maggiori ricerche per arrivare a questo blog sono quelle in tema di pizza (es. le pizze più buone, migliore pizzeria a Torino, migliori pizze in Italia, etc). Me ne farò una ragione.

La seconda ricerca è invece quanto vino si può bere.

E qui la lettura si fa divertente, ma dà spazio anche a riflessioni sociologiche e sociali sul fenomeno dell’alcool: perché se taluni in rete cercano genericamente quanto vino si può bere al giorno, arrivando i più precisi a chiedersi quanti bicchieri, decisamente più preoccupante è il fatto che una delle ricerche più elevate pare essere  “bere una bottiglia di vino al giorno”, o “bere un litro di vino al giorno”, che scusate se lo ribadisco, ma non vi fa proprio benissimo!

Se non altro qualcuno alla ricerca ci aggiunge anche la frase “Fa male?” segno che perlomeno è sfiorato dal dubbio.

Ci sono poi quelli che si preoccupano per la linea con ricerche tipo: il vino fa ingrassare? (ebbene sì), quante calorie ci sono in una bottiglia, in un bicchiere, etc.

Fra le frasi che meritano la citazione  troviamo “6 bicchieri di vino a stomaco vuoto”, “bere vino ingrasso il fegato”, “quanto vino bisogna bere al giorno” (non è che sia proprio un obbligo, al limite è un piacere), mentre decisamente allarmante è  “bevo 2 litri di vino al giorno”.

Infine, come accennavo in precedenza, ci sono quelli che con Google ci parlano: ecco allora che c’è chi scrive “se si beve quando si mangia 3 bicchieri di vino fa male al fegato”, “quanti bicchieri di vino si possono bere per guidare” (pochi, te lo assicuro), “quanto vino si può bere al giorno per non far male?”, “si può bere champagne con i dolci”, “quando un vino rosso può definirsi equilibrato”, “come si chiama quella pianta che da sensazione del dolce” (questo probabilmente aveva fumato forte), ma la frase più bella è probabilmente “come diventiamo se incominciamo a ingrassare”.

Per fortuna fra i termini di ricerca compare anche chi cerca proprio maxwine, quantomeno un po’ di autostima mi resta e non decido di chiudere immediatamente il blog dopo quanto aver appreso sui miei lettori occasionali.

Fra i produttori più ricercati oltre all’inarrivabile Frozza e a Villa Puri medaglia d’argento, compaiono spesso anche Daniele Coutandin, produttore del “Ramiè”, un vino “estremo” che si fa dalle mie parti, poi Flavio Roddolo, Franz Haas, Hofstatter con il Vigne S. Urbano, Cristoph Kunzli, Podere Fortuna, Rocche dei Manzoni Riserva Elena e il Cannonau Mamuthone di Puggioni.

tocchettiNon potevano mancare la “pipì di gatto” nel sauvignon (sarebbe pirazina comunque), poi quali vini da abbinare alla raclette, lo Stronzetto dell’Etna (vinello che Lucio Dalla faceva per sè e gli amici) e il filetto alla fassona impanato di Davide Scabin, di cui io ahimè io ho parlato non per aver assaggiato il suo, ma in occasione di un Contest di cucina organizzato dall’amica Marta a casa sua (e secondo me lo hanno fatto meglio loro di Scabin :-)).

E per chiudere questo viaggio all’interno del blog ho scelto “acidità del tavernello”, ricerca per la quale Google ha portato qualcuno a leggere maxwine: tiè, ben mi sta!

Torneremo fra qualche mese sul tema per commentare gli accessi e i termini di ricerca che nel frattempo saranno derivati da questo viaggio semi serio all’interno del blog: sono proprio curioso di vedere che effetti produrrà …

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